Referendum costituzionale 2020: le ragioni del sì e le ragioni del no

 

 

“Referendum costituzionale 2020: le ragioni del sì e le ragioni del no”: questo il titolo dell’evento online organizzato dalle ACLI Provinciali di Benevento, con il patrocinio dell’Università “Giustino Fortunato” e la collaborazione di Cronache del Sannio. L’iniziativa si svolgerà in streaming sulla pagina Facebook di Cronache del Sannio, alle ore 18,30 di martedì 15 settembre.

All’evento interverranno il Presidente delle ACLI Provinciali di Benevento, Danilo Parente, il professore di Diritto Costituzionale dell’Unifortunato, Andrea De Petris, e il professore di Diritto Pubblico Comparato dell’Unifortunato, Giancarlo Rando. Condurrà i lavori il Direttore di Cronache del Sannio, Salvatore Esposito.

“Con questo incontro – osserva il Presidente Parente –grazie alla presenza di docenti universitari, intendiamo fornire gli strumenti conoscitivi indispensabili per votare con maggiore consapevolezza al prossimo referendum costituzionale. Per questo motivo verranno illustrate le ragioni del sì e le ragioni del no. È importante che ognuno abbia gli elementi conoscitivi indispensabili per poter esprimere con piena cognizione la propria scelta”.

Per il prof. De Petris “Il taglio dei Parlamentari mira a migliorare l’efficienza del Parlamento e ridurre i costi della politica. In realtà, l’efficienza delle istituzioni elettive non dipende dalla quantità dei loro componenti, ma dalla qualità degli eletti, che non migliora solo perché ne diminuisce il numero; inoltre, non si dovrebbe risparmiare sulla sede dell’espressione della sovranità popolare, che è la base della democrazia rappresentativa. Per questo, personalmente sono contrario a questa riforma e al Referendum voterò convintamente NO.”

Le ragioni sostenute dai partiti che hanno approvato la riforma costituzionale in Parlamento, secondo il prof. Rando, “si possono compendiare nelle seguenti: una auspicata maggiore efficienza e un maggiore prestigio di un Parlamento snellito rispetto al numero attuale di quasi mille membri tra Camera e Senato; un risparmio di costi derivante dalla riduzione delle indennità e dei costi per i singoli parlamentari eliminati; un recupero di credibilità nei confronti degli elettori, con la dimostrazione che il Parlamento è in grado di riformare sé stesso, diminuendo i suoi componenti”. Per il docente di Diritto Pubblico Comparato, questa riforma costituzionale, tuttavia, “da sola, non è in grado, di rappresentare un soddisfacente tentativo di cambiamento di alcuni punti problematici della forma di governo italiana. Saranno necessari altri adeguamenti del dettato costituzionale – alcuni dei quali sono in discussione alle Camere – nonché una riforma del sistema elettorale in grado di correggere la minore rappresentatività determinata dal taglio del numero dei parlamentari. Ben più significativa riforma, è opinione condivisa, sarebbe stata il superamento del bicameralismo paritario con eventuale eliminazione del tutto del Senato. A detta di alcuni favorevoli al sì l’attuale riforma dovrebbe rappresentare l’inizio di un percorso – ovviamente dall’esito non scontato – che porti a questo risultato”.

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