IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE DEI MAGISTRATI: LA NECESSITÀ DI UN CONFRONTO SUL MERITO

Il contributo è stato redatto dal Prof. Dario Buzzelli, Professore Associato  dell’Università Giustino Fortunato, nell’ambito delle iniziative di approfondimento promosse dall’Ateneo.

Il 22 e 23 marzo i cittadini italiani saranno chiamati ad esprimere un parere definitivo sulla riforma della magistratura.

Poiché la riforma incide su alcuni articoli della Costituzione e non è stata approvata con la maggioranza qualificata dei due terzi dei parlamentari prevista dall’art. 138 Cost., spetterà agli elettori approvarla definitivamente o respingerla con la maggioranza semplice dei voti validi, a prescindere dal numero dei votanti.

Sebbene si tratti di una consultazione referendaria, e dunque di uno strumento di democrazia diretta che dovrebbe prescindere dagli schieramenti politici, il dibattito pubblico appare fortemente polarizzato, con il rischio che il confronto si allontani dal merito delle disposizioni effettivamente approvate dal Parlamento.

La Costituzione italiana afferma, all’articolo 104, che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. L’articolo 101 sancisce che i giudici sono soggetti soltanto alla legge, mentre l’articolo 111 pone al centro del processo il contraddittorio tra accusa e difesa in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale.

È in questo quadro costituzionale che si colloca la riforma, articolata in tre principali profili: (i) la separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e dei pubblici ministeri; (ii) lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura in due organi distinti; (iii) l’istituzione di un’Alta Corte cui è attribuita la giurisdizione disciplinare per tutti i magistrati.

L’obiettivo della riforma è quello di realizzare una distinzione più netta dei percorsi professionali, idonea a rafforzare la terzietà del giudice e a rendere più chiara la distinzione dei ruoli nel processo penale, avvicinando l’ordinamento italiano a modelli di tipo più marcatamente accusatorio.

Allo stesso tempo, lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura in due distinti organi mira a ridurre il rischio di interferenze e di condizionamenti reciproci tra magistratura giudicante e requirente, nonché a contenere il peso delle correnti associative interne alla magistratura, rafforzando il principio di imparzialità nella gestione delle carriere, delle nomine e dei procedimenti disciplinari. La previsione del sorteggio per la selezione dei componenti intende, in particolare, limitare la politicizzazione degli organi di autogoverno e favorire una maggiore rappresentatività e indipendenza dei consiglieri.

Infine, l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare risponde all’esigenza di assicurare una maggiore terzietà e uniformità nell’esercizio della giurisdizione disciplinare, sottraendo tale funzione alle dinamiche interne agli organi di autogoverno e garantendo una più chiara separazione tra chi amministra le carriere dei magistrati e chi è chiamato a valutarne eventuali responsabilità. In tal modo, la riforma si propone di rafforzare la fiducia dei cittadini nell’imparzialità della magistratura, senza intaccarne l’autonomia e l’indipendenza costituzionalmente garantite.

Le critiche alla riforma si concentrano principalmente sul timore che la separazione delle carriere possa incidere sull’unità della magistratura, considerata da molti una garanzia essenziale di autonomia e indipendenza, e che il pubblico ministero, collocato in un ordine distinto, possa risultare più esposto a condizionamenti esterni. Altre perplessità riguardano la riorganizzazione degli organi di autogoverno e l’assetto del sistema disciplinare, ritenuti da alcuni potenzialmente idonei a indebolire le garanzie complessive poste a tutela dell’indipendenza dei magistrati.

Solo un confronto che resti accuratamente ancorato al merito delle disposizioni contenute nella legge di riforma può consentire di offrire risposte serie e meditate ai dubbi e agli interrogativi che la riforma solleva.

È questo l’obiettivo dell’iniziativa promossa dall’Università Giustino Fortunato, che intende favorire un dibattito informato e pluralista, offrendo ai cittadini, e in particolare ai giovani, strumenti di comprensione critica per orientarsi consapevolmente su un tema che incide sulle garanzie del giusto processo e sulla fiducia nell’amministrazione della giustizia.

 

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